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  • Amos

Un gomitolo di rabbia

Aggiornato il: 4 nov 2019

Io non ci torno a Rione Lucania. Io non torno a sedermi scomodo a raccontare i miei Peter Pan e la mia soffitta del passato. No. Non ci torno.

Non torno, non perchè ho lo scudo di Capitan America o perchè devo incontrare un’altra vita, Non ci torno perchè voglio ancora continuare assiduamente ininterrottamente assiduamente decidere e scegliere che canzone bisogna suonare al pianoforte quell’ultimo giorno… quello della farfalla bianca.

In quel posto, che sia lo sgabello di un bar che ancora non è decollato, che sia sulla panchina di colore rosso e che sia nel taschino in alto a destra… io voglio ancora perdermi e voglio essere colpito dall’intelligenza che avevi di formulare le frasi dei miei pensieri.

Di quando si è piccoli, tutti si ricordano un posto dove si sarebbero nascosti e dove avrebbero parlato senza respiro e senza diffidenza. Un posto lontano o vicino, che comunque vada, saresti stata al mio fianco e saresti stata come me. O saresti stata il fulcro della tua miglior avventura, del tuo facile successo e della tua rinnegabile fragilità… l’importante è…che ti ricordi sorridendo di quel posto e che tu ci vada con la mente o con il corpo anche se ti perdi o se ti trovi da sola.

Non ti chiede mai di sentirti vivo, e non si chiede mai la seconda bustina di zucchero per prendere un caffè, tutto non si chiede per pudore o per paura. Io forse chiedo del tempo. Chiedo di regalare il tempo, non chiedo un ti amo o un per sempre. Chiedo il “tempo”, chiedo di dedicare il tempo, chiedo l’unica cosa che non trovi nel taschino in alto a destra o che non trovi in quel posto… chiedo qualcosa che puoi visitare solo quando non dedichi il tempo a qualcuno che corre o che smania di portarti a letto. Chiedo qualcosa che non hai amato.

Io solo posso ascoltare un “tell me something boy” e distendermi sulla testa di Dante baciandolo e promettendogli un po’ più di me. Nessuno lo può fare o nessuno può promettere, perchè io mi fermo ancora a dare quello che vorrei essere e quello che vorrei dare. Senza indossare ballerine o tacchi cicciotti….solo… quello che posso essere e quello che posso dare. 88 tasti e tutta quella musica che non richiederai mai in un’altra vita infinita.

Poi incontri di nuovo tra gli scaffali due occhi di ghiaccio. Ghiaccio che non riesci a sciogliere perchè non sai se amano il fuoco o se vogliono vincere per tutta la vita. Occhi che li osservi perchè dopo tre anni li riconoscerai tra sgabelli e tavoli di un pub. Occhi che indossano un rossetto rosso solo con camicia bianca e senza mai di me. Occhi che di notte avrei protetto e di giorno avrei spogliato. Non hanno comprato un ticket e non possono sostare per sempre li gli occhi di lei. Hanno già ció che desiderano per spogliarsi. E per spogliare i colori della piazza fremita di gente. …. gli occhi vanno via e preferiscono un vicolo di mebbia pur di non avere ció che hanno sempre desiderato…

Ma questa è un’altra storia. E le storie non si raccontano…. perché non esistono)

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