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  • Amos

16 Febbraio

Giuliana, Giulia, mai Giulietta!

Un nome che vibra, calcola il mio tempo e riecheggia nell’ultima eco del tempo che è passato e che verrà. Lei era presente quando ho urlato la prima volta che ho aperto gli occhi e ho capito che lì fuori non esisteva il silenzio, senza problemi e avversità.

Poi c’era Lei. Mi aspettava in piedi sul 5 nero, con un anello dorato a fascia e sorrideva mentre salivo gli scalini, mentre accendevo una Marlboro o una Chesterfield, in un vicolo che dopo 25 anni percorro ogni giorno e dove ritrovo lo stesso profumo dell’attesa o dell’ingenuità.

E poi c’è Lei che arriva catapultandosi senza esperienza e senza sorriso serio, sul mio blog… non abita al mare ma beve solo una birra al doppio malto, rigorosamente una alla volta. Ogni giorno alle 18.45.

Un nome che arriva e va via all’improvviso, forse l’unico nome a cui non ho mai fatto male, l’unico nome che mi sgrida e mi capisce.

Lei, a quasi 70 anni, ancora mi telefona quando si sente poco bene, in silenzio, aspetta che io d’improvviso le dica: “sto arrivando”. Mi guarda quando parlo con Roberto e mi corregge un errore che non esiste. Lo fa esclusivamente per stare sempre alle mie spalle, per ricordarmi che la sua mano non va via, che sia uno schiaffo o una carezza.

Mi dicono, mi hanno detto e mi diranno che le assomiglio. Non ho mai chiesto in cosa. A me basta che c’e un colore di lei in me e che continuo a difenderlo anche se non ho ragione, come farebbe lei.

Non mi ha mai detto, mai, che mi avrebbe aiutato in qualsiasi avventura o film di cui sono stato il protagonista o controfigura…Ecco perché devo a lei la forza di suonare ogni sera al pianoforte: “il mio giorno migliore”.

Lei è, per la seconda volta, la mamma.

Avrebbe levato i bulloni alla leva di Archimede per far cadere il mondo, ma ha preferito invece oliare quel braccio per mantenere l’intelligenza e la razionalità di quel mondo che la circonda. Forse con lei ho iniziato ad amare, aiutare la persona che gira intorno al mio palazzo di gesso… con lei, tu che leggi, puoi chiedere aiuto o puoi decidere di sorridere veramente, anche senza una battuta o una barzelletta.

Appare all’improvviso tra gli scaffali per comprare pastina o latte in polvere e ti guarda fugacemente con la matita nera che continua a delineare l’orizzonte sui suoi occhi. Lo fa da anni, lì da anni e li fa ammirare da anni. Dopo questo punto, forse su quella matita nera nascerà una lacrima o forse nascerà una sua rivincita, nascerà qualcosa che lei ha sempre saputo di me e che ha sempre colorato nei suoi pensieri…e io le dico, prendendola in giro…“hai ragione”!

E infine, Lei urla all’appello del mattino, quando la professoressa pronuncia il suo cognome. Urla perché è stanca di rispondere. Ma, dopo esattamente 5 minuti, è la prima che t’inventa la miglior battuta del miglior Zelig! Graffia e graffi…ma non è stanca! Anzi decide di indossare la tuta e incomincia a giocare con il mouse, la tastiera e anche con quel mondo che l’aspetta fuori la porta. Forse non conosce ancora le regole, ma ha una tuta spumeggiante, che non passa inosservata e quindi dirà la sua.

Ah dimenticavo, alle 18.45 apre quel cassetto! Sì, sì, quello dove tutti dicono che i sogni fanno la muffa….cazzate! Ha “Pronto” alla cera di api e sa come usarlo come pulire la polvere e…quando chiuderlo..

Giuliana, Giulia, mai Giulietta.

Un nome che vibra, calcola il mio tempo e riecheggia nell’ultima eco del tempo che è passato e che verrà.

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